“Gli uomini (e le donne) deludono, ma Dio non ti delude mai.”
Così si dice. Ma quanto è vera questa frase fatta, spesso pronunciata in un momento di sconforto?
Dio ci può deludere? Un luogo comune nel linguaggio cristiano è: Dio non ci delude mai. Se così fosse dovremmo essere sempre d’accordo con ciò che dice e opera, conoscere e comprendere fino in fondo i suoi pensieri e ricevere sempre e solo risposte affermative alle nostre preghiere.
Nei Vangeli leggiamo di un Messia che, nonostante amasse alla perfezione gli uomini, spesso deludeva le loro aspettative.
I giudei si aspettavano un Re trionfante che liberasse Israele dal dominio di Roma. Ma Gesù accetta l’autorità straniera e si lascia crocifiggere dai soldati.
Gesù ha ripetutamente deluso anche i suoi discepoli. Due di loro vogliono assicurarsi il trono e chiedono di potersi sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra quando sarebbe venuto il suo regno. Ma lui non può esaudirli.
Delude Pietro, quando annuncia la sua passione e la sua morte. Pietro non è solo deluso è addirittura irritato e sgrida il suo maestro prendendolo in disparte, dicendogli: No, questo non ti accadrà mai.
Beh, la lista di persone deluse da Dio nelle Scritture sarebbe lunga. Alcune fanno anche un po’ ridere. Come il profeta Giona che è deluso perché Dio non distrugge la città di Ninive, ma fa seccare la pianta sotto la quale si ripara dal sole.
La delusione più amara è forse quella espressa dai discepoli sulla via di Emmaus con le parole: Noi speravamo che… invece non era così come immaginavamo.
Ed è proprio per questo che Dio deve deluderci, per mettere fine alle nostre illusioni, agli idealismi, e a quelle speranze immaginarie, alle quali ci aggrappiamo, per fuggire dalla realtà.
Forse dovremmo dire che Dio opera sempre per il nostro bene. Anche quando ci delude.
Perché “Ogni cosa coopera al bene di coloro che amano Dio” (Romani 8, 28).
Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il SIGNORE: “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. (Geremia 29, 11).
Dio ti benedica
Pastore Antonio Perretta

„Volevo dirti che ti amo, volevo dirti che sei mio, che non ti cambio con nessuno, perché a giurarlo sono io“ Sono le parole di una vecchia canzone della Pausini. Ma non solo. È anche il messaggio che Dio manda ai suoi figli nella Bibbia, in particolare, nella lettera agli Ebrei.

Una lettera ricevuta recentemente da un amico mi ricorda che non è facile credere che Dio ci ama. Mi sono domandato: Come mai? La nostra natura adamitica serba il ricordo delle parole del serpente: „Ma come! Dio vi ha detto di non mangiare?“ Quel „ma come?“ che mette Dio in cattiva luce ha prodotto una sfiducia fortemente radicata dentro di noi. Per questo abbiamo bisogno di essere salvati. Di essere redenti.

Dio non è nostro nemico. Egli ha giurato su se stesso di non cambiarci con nessun altro. Egli vuole te. E per questo ha mandato Gesù sulla terra, e lo ha costituito „Sommo Sacerdote“ mediatore per noi, affinché potesse salvarci e preservarci fino alla fine. Nessuno è in grado di riuscire a sostenere tutte le prove e tutte le tentazioni con la propria forza.  Ci vuole l’aiuto, il sostegno, la sensibile comprensione e l’intercessione di qualcuno che conosca tutte le tentazioni, che le abbia sostenute, superate e che è in grado di sostenerci e liberarci. Questo qualcuno è Gesù Cristo. Egli ci offre il suo aiuto giorno dopo giorno.

Recentemente sono rimasto bloccato in autostrada a causa di un guasto alla mia auto. Potevo fermarmi in tempo su una area di soccorso, e chiamare un SOS. Quando è arrivato il mezzo di soccorso, mi sono reso conto di trovarmi proprio al posto giusto. C’era abbastanza spazio di manovra per effettuare l’operazione. E siamo stati portati tutti in salvo.

Anche se Dio non è il pronto soccorso stradale, egli desidera operare nella tua vita. Ma per farlo, ha bisogno di spazio.  Il suo intervento mira a compiere e portare alla pienezza la sua opera di salvataggio.

Tutto questo processo non avviene soltanto quando siamo in chiesa o in compagnia di credenti, ma in tutti gli altri luoghi e con tutte le persone che stanno intorno a noi durante gli altri giorni. Forse hai già avuto l’impressione di vivere in due mondi contemporaneamente! Alla domenica senti Dio vicino, sei convinto e deciso ad affrontare ogni situazione che si presenterà nella settimana, ma già il lunedì questa sensazione è caduta. Non ti senti così in alto e sembra che la realtà sia tutt’altra. Come fare per conservare la stessa fede, che nutri nella domenica, durante tutti gli altri giorni della settimana?

Comincia con l’accettare questa realtà: Dio desidera te. Egli vuole proprio te. Ma non s’impone. Tocca a te concedergli lo spazio di manovra. Quanto spazio concedi a Dio, durante gli altri giorni, per parlarti, per dirti qualcosa? Riesci a dare lo spazio necessario a Dio anche dal lunedì al sabato?

Dio ti benedica,

Pastore A. Perretta

Vi auguriamo un felice Natale e un propizio anno nuovo. Siate benedetti.

 

“Vogliamo solo la tua anima!” S’intitolava così un libro cristiano, che metteva in guardia sul potere e l’influenza della musica rock, e quindi invitava ad essere selettivi. L’anima umana è da sempre un campo di battaglia conteso dalle forze del bene e del male. Ma esistono pericoli e forme di schiavitù più subdole.

Ci sono catene che ti tengono prigioniero senza che nemmeno te ne accorga, e che t’impediscono di diventare la persona che dovresti, se non te ne liberi. Si tratta delle catene di schemi mentali che da anni, forse da sempre, hai impressi nella testa. Sono modelli di comportamento marchiati a fuoco; non sulla pelle, ma nell’animo, e che fanno si che diventiamo programmati per comportarci, per agire e reagire, in un certo modo. Non ci credi? L’esempio della vita familiare di un uomo di nome Mario chiarisce meglio il concetto. “Mia madre è stata molto dura con me quando ero bambino: mi picchiava quando non prendevo bei voti. O quando non facevo bene il letto. O lasciavo sporco il bagno. O arrivavo a casa in ritardo. Mi amava. Tantissimo. E lo faceva per amore. Ma il suo era un amore che si esprimeva in forme sbagliate. Perché? Perché suo padre, a sua volta, era stato severissimo con lei. La prendeva a cinghiate ogni volta che sbagliava. Anche lui per amore….” Questo tipo di schiavitù si tramandava di generazione in generazione, come modo normale di amare.

Proprio “per amore”, o perché l’altro “ti ama così tanto”, non osi dire di “no” per non offendere. Cedi ai ricatti emotivi. Fai di tutto per accontentare qualcuno, anche quando ogni tuo sforzo rimane ignorato, e l’altro continua a tenerti il broncio. Man mano l’amore si trasforma in timore. E così inizi a girare intorno a una giostra, sempre “per amore”, ricavandone solamente la sensazione di inadeguatezza e di non valere abbastanza. Col tempo ci sentiamo irritati, esauriti, abbiamo disturbi alimentari di sonno, senza sapere perché.

Riuscire a spezzare queste forme di schiavitù è difficile. Ma tocca a te difendere il prezioso territorio delle tua anima. Ricorda: puoi avere molti doni e talenti, ma di anime ne hai una sola! Il suo valore supera quello di ogni ricchezza. Ecco perché Gesù invita ad averne cura. A non cederla e nemmeno venderla, per esempio, al successo, al benessere e al materialismo.

Se dovessimo perderla non ci rimarrebbe più nulla (Vedi Marco 8, 34 – 38).

Quando poniamo la nostra fede in Cristo e nel suo perfetto sacrificio espiatorio, la nostra anima è salva. Da quel momento apparteniamo a Dio. E’ iniziato il vero cammino verso l’amore e la libertà, paradossalmente, nella dipendenza da Colui che ci ha redenti! Egli vuole custodire ed edificare questa parte preziosa della tua vita. Abbine cura anche tu.

Una targhetta divertente dice: “Tutti portano un po’ di gioia. Chi entrando, chi uscendo”. E’ una frase ironica, ma sappiamo che ogni ironia contiene un nocciolo di verità. Per portare un po’ di gioia non bisogna essere sempre esuberanti. Meglio è tenere l’atteggiamento più appropriato ad ogni circostanza. Alla scorsa conferenza di Basilea l’oratore ha enfatizzato l’importanza di diventare consapevoli, ogni volta che varchiamo la soglia della chiesa, della realtà di Colui alla cui presenza ci rivolgiamo.

Anche se Dio è in ogni luogo, nella chiesa le nostre orecchie dovrebbero essere particolarmente aperte all’ascolto e il cuore disposto a incontrarlo. La parola di Dio forse non ci porterà sempre gioia, soprattutto quando ci riprende o ci corregge, ma il suo scopo finale è la pace. A una condizione: che noi vogliamo accettarla. Questo è il punto che fa la differenza. Quando Gesù venne sulla terra per portare pace a chi era vicino, cioè il popolo di Israele, e a chi era lontano, cioè i pagani, molti tra i primi rimasero distanti dal Salvatore. Essi preferirono continuare a rimanere bloccati nella loro religiosità, intrappolati dalla presunzione. Nel libro “Il Dio Prodigo”, Timothy Keller descrive questa triste condizione parlando del fratello maggiore, che caratterizzava tutti coloro che pensavano di essere più vicini a Dio di tutti gli altri mentre, a causa del loro spirito di giudizio e auto-giustizia, erano de facto più lontani. L’autore ci mostra anche come uscire da questo stato e risolvere questa situazione. E’ in brutta compagnia chi non vuole ascoltare, né si lascia cambiare da Dio.

Tuttavia, guardandomi intorno, vedo come nel corso degli anni molti di noi hanno vissuto e stanno vivendo la potenza trasformatrice della Parola di Dio, assaporando sempre di più questa pace profonda, anche in mezzo alle sofferenze e tribolazioni. E questa è una vera gioia.

Esprimo un sentito grazie al Signore e a tutti voi miei compagni di viaggio nel cammino cristiano; voi che avete ricevuto la stessa pace. Grazie che insieme possiamo condividere la Parola, la fede, la chiesa, questa parte di vita indispensabile e determinante per tutta l’eternità.

Dio ti benedica,

Pastore Antonio Perretta

Una domenica un pastore si recò al culto prima del solito. Dopo essere entrato, prese un foglietto di carta e lo distrusse in tanti pezzettini che lasciò cadere a terra. Poi si sedette a osservare le reazioni dei fedeli che entravano. Alcuni mormorarono, lamentandosi della scarsa pulizia. Altri, scuotendo il capo con disapprovazione e aria di superiorità, si lasciarono sfuggire una smorfia di soddisfazione per l’ulteriore conferma del mal andamento della comunità. Infine, entrò una donna che, senza commenti, si chinò e raccolse tutto. Il pastore capì a chi avrebbe potuto affidare il compito di insegnare ai bambini.

L’aneddoto, raccontatoci dal diretto interessato, mostra come l’edificazione e il benessere della chiesa non dipenda tanto dai doni, quanto dall’atteggiamento e dalla fedeltà.

Quest’ultima virtù, indispensabile in qualsiasi campo ci sia assegnata una mansione, assume una connotazione ancora più completa ed essenziale nella chiesa, specialmente in un tempo in cui ci si lascia guidare dalla voglia.

Il termine “fedeltà” nella Bibbia è usato in riferimento a ciò che è stabile, sicuro, certo. Dio è fedele e non cambia. La Sua bontà rimane per sempre. E’ fedele nei suoi patti. E’ fedele nel prendersi cura dei credenti e nel non abbandonarli. Egli è fedele quando siamo tentati. Rimane fedele nelle nostre cadute. La sua fedeltà ci condurrà alla meta (Vedi 1Corinzi 10, 13; 2Timoteo 2,13; 1Tessalonicesi 5, 23 – 24, 1Giovanni 1, 9).

Grazie alla Sua fedeltà possiamo essere anche noi fedeli a Dio, ricevendo con fede le Sue promesse e mantenendo costante la nostra fiducia in Lui (Matteo 25, 21; Apocalisse 2,10). La fedeltà del credente è il riflesso, la risposta alla fedeltà che Dio gli ha manifestato e dimostrato.

L’immagine delle cariatidi di Atene, che sostengono il peso restando al loro posto, si presta per illustrare la perseveranza e la pazienza del credente che risponde con costanza e lealtà alla fedeltà accordatagli da Cristo.

Possiamo dimostrare fedeltà rimanendo in comunione e uniti alla chiesa, nell’impegno, nella preghiera, nel servizio, nel donare, nel participare ed invitare anche altri a farlo. Ricorda: non hai scelto tu di appartenere alla chiesa, ne sei diventato parte quando hai creduto in Gesù Cristo.

Così non spetta a te sceglierti a quale chiesa locale appartenere. Chiedi a Dio qual è il posto che Egli ha scelto per te. Dove Lui vuole che tu vada e in quale corpo lui voglia inserirti affinché tu possa crescere ed essere di edificazione per gli altri. Quando avrai compreso la volontà di Dio, rimane dove ti ha guidato. Persevera anche quando diventa difficile. La chiesa non è un luogo di pellegrinaggio e nemmeno un villaggio turistico. E’ una famiglia. E i loro membri non ne fanno parte soltanto per ricevere, ma anche per dare. Sii una benedizione nel modo in cui più esserlo solamente tu. Sii là dove il Signore ti ha messo.

Dio ti benedica,

Antonio Perretta

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Ai gatti sulla foto è bastato sentire il rumore della mia mano ravanare nello zaino per destare la loro attenzione. Con aspettativa, mi fissavano nell’attesa di ricevere qualcosa da mettere sotto i denti. Purtroppo, non avevo nulla per loro. Anche noi siamo attenti ai richiami. Al suono del cellulare, che ci annuncia il messaggio o la chiamata tanto attesa, al campanello di casa, che anticipa i nostri invitati, o alla voce di chi ha preparato la cena, che ci chiama a tavola. Possiamo però essere presto delusi se al telefono risponde il call-center di turno, proponendoci insistentemente un contratto, se alla porta di casa troviamo la solita visita indesiderata, e se la cena non è riuscita.

Dio ha i suoi richiami per destare la nostra attenzione. Possiamo però esser certi, che dietro di essi si cela sempre la sua bontà e non brutte sorprese. Anche se a volte si serve di modi che potranno non piacerci, oppure non riconosciamo a prima vista. Può utilizzare una situazione difficile, una malattia, un imprevisto che sconvolge in nostri piani. Altre volte Dio ci chiama tramite un amico incontrato per caso, oppure servendosi di una preghiera esaudita in modo insolito, quando non ci speravamo più. Nel modo più diretto Dio chiama con la Parola.

“Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete.” Scriveva il profeta Isaia. Se diamo retta alla sua voce, dunque, vivremo. Saremo felici (Beati coloro che ascoltano e fanno un tesoro della Parola, secondo Apocalisse 1,3).

Traducendola in atti concreti della nostra vita quotidiana, saremo felici nel nostro operare scrive il fratello del Signore (Giacomo 1, 25).

Hai già ascoltato la voce di Dio? Egli ti chiama nel modo più forte e personale per mezzo di Gesù Cristo, il solo mediatore tra Dio e gli uomini. Ti chiama offrendoti uno scambio: le tue colpe per il suo perdono! Ti chiede solo il pentimento e una confessione. Devi ammettere di non aver vissuto secondo la Sua volontà e che finora hai ignorato, o raggirato, la Sua Parola. Hai agito da stolto credendoti furbo!

Il richiamo di Dio risuona fortemente nelle parole di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre”.

Nel suo zaino c’è sempre qualcosa che fa proprio per te!

Dio ti benedica,

Antonio Perretta

Gatti 1

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«All’angelo della chiesa di Filadelfia scrivi:
Queste cose dice il Santo, il Veritiero, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre:
“Io conosco le tue opere. Ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome. Ecco, ti do alcuni della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, io li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi per riconoscere che io ti ho amato. Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Io vengo presto; tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona.
Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio (la nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio) e il mio nuovo nome.
Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”.

Apocalisse 3, 7 – 13

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